Lavagna_TatticaSCHIERAMENTI

Da una parte gli undici in campo sono disposti con un modico 4-4-2. Il gioco si svolge verticalmente e spesso si adotta la tattica del fuorigioco. Sulle fasce non ci si va quasi mai. Solo in casi eccezionali in cui prendere tempo è fondamentale. I due attaccanti si conoscono bene tanto da condividere non solo il reparto offensivo ma anche momenti più o meno intimi di vita. I due si scambiano la fascia di capitano tra il primo e il secondo tempo. Solitamente l’allenatore della squadra è uno dall’offesa facile, lottatore infaticabile davanti allo stipendio, capoultrà dagli undici metri.

Dall’altra parte del campo c’è un’altra squadra che gioca sempre col 5-4-1. Il credo attuato è quello della copertura. Raramente ci si spinge in proiezioni offensive. I difensori non fanno un passo oltre i propri 30 metri. I centrocampisti si limitano ad appoggiare l’attaccante che, per tale motivo, spesso si trova solo per affrontare gli avversari. La psicologia dello spogliatoio è comune. Eppure si tira indietro la gamba per non farsi male. Le statistiche parlano chiaro. Otto partite giocate e altrettanti pareggi.

Questa è la parabola della vita. Da una parte c’è un team di persone offensive pronte all’attacco. Dall’altra ci sono dei veri e propri giocatori, calcolatori che all’occorrenza sanno come vendere la partita. E scusate se per esprimere questo pensiero mi sono affidato alle questioni calcistiche. Ma la tattica, signori, è cosa di tutti.

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