*recensione già pubblicata su Reader’s Bench

CopertinaFonteVeneziani-251x300POESIA, FOTOGRAFIA, DANZA, TEATRO: D’AMORE E DI LIBERTA’ DI ANTONIO VENEZIANI

La protagonista sta disponendo in scena alcuni oggetti: un panchetto di legno, un cesto, una bambola di pezza e un fucile giocattolo […]”

È così che si apre D’amore e di libertà (Diamond Editore – 12 euro -) di Antonio Veneziani, poeta considerato tra i più rappresentativi della scuola romana di poesia. Ma cos’è esattamente D’amore e di libertà? Qui parte l’elenco: poesia, fotografia, teatro, danza. Già, perché questo libretto (che, per tutta veduta, di libro ha poco constata la natura stampata su carta bianca ruvida a mo’ di scheda libera) è un ritratto della bellissima brigantessa Maria Elisabetta, vissuta nel 1809, compagna del brigante Giovanni Rita di Giuliano il cui corpo venne ritrovato sui monti Lepini accanto a versi che dicevano “vissi d’amore e di libertà / di libertà e d’amore morii”.

Come detto, D’amore e di libertà nasconde –manco tanto- la sue vesti in molteplici arti visive. Ciò che viene fin da subito accolto alla vista è la divisione in quadri, proprio come si farebbe a teatro. Non a caso una breve nota in grassetto posta all’apertura del libriccino tiene a precisare che quel che verrà letto è un vero e proprio spettacolo tra teatro e danza, che vede pure l’interpretazione della danzatrice Maria Borgese. Eppure, nei dieci quadri distinti dalla numerazione romana, in otto occasioni l’inchiostro nero  dipinge parole poetiche (non è un caso, dato che sarà proprio il poeta a versare musica per la danza): Non sono come voi credete // Non sono quella che tutti pensano // Neppure io so come sono // Neppure io so chi sono.

In questi versi, che fanno parte del III Quadro, Veneziani raccoglie una prima immagine della brigantessa. Un’immagine fin troppo chiara che accoglie la paura della diversità rappresentata dal personaggio. Molto significativi sono anche i versi scritti nel IV Quadro: L’amore è la vorace danza // di nudi corpi, fino all’alba // l’amore è carte di un naufragio // è timidi fiori di ginepro.

È visibile che il passaggio poetico accoglie picchi di bellezza e oscurità: dalla danza, simbolo della passione all’oscurità del naufragio per poi tornare sulla continua bellezza del fiore. Immagini che accosterei alle ombre poetiche di Baudelaire o Rilke. Ma, come detto in precedenza, “D’amore e di libertà” è anche fotografia. Infatti ogni poesia viene accompagnata sul retro da chiare immagini che rappresentano i versi scritti.

Insomma, il connubio tra poesia, fotografia e danza-teatro viene ancora una volta rispettato. Segno distintivo che queste arti possono coesistere e trovare ispirazione l’una dall’altra.

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