viviani*recensione già pubblicata su Reader’s Bench

Esprimere in scrittura una nota di merito o di demerito non è mai semplice. Si prova. Si applica. E non c’è amicizia o contatto virtuale che tenga.

Le poesie di Andrea Viviani (linguista, poeta) compaiono su fogli bianchi dal sapore nuovo con la stessa delicatezza che proviene dall’ anima dello scrittore.

È un “gioco serio” e talvolta complesso: mica il rubacchiare spunti poetici qua e là. Al Viviani bastano pochi versi densi di pathos per raccogliere alcuni pezzi di vita vissuta. Come un puzzle è l’accordo che si instaura tra il vetro, delicato al non cadere, e la memoria del qualcuno scomparso.

Nelle parole espresse da questo libriccino di una sessantina di pagine (Edizioni Ensemble) c’è l’evento prodotto dalla giusta ironia – chi conosce, sa -, c’è l’”amore” racchiuso nell’”assaggio” del qualcuno che “verrà” e c’è pure il “post primo esame”.

Tutto si estende verso l’uso della parola sintattica che preme, che lascia poco spazio al pensiero del “leggerò dopo” e che, invece, alimenta il “tutto d’un fiato” che porta al voler ricominciare daccapo.

“Ho fatto bene a tornare”,
detto in modo che sentissi io pure.  
Vero, le ho impedito di andar male.
da Doveroso Agire (al post primo esame)

Spaccato di vita dell’autore, evidente, che da buon esaminatore universitario invita lo studente a tornare indietro per poi ritornare con un sapere nuovo, ricco. Arriveranno pure notti insonni. Ma Viviani è consapevole di aver fatto la scelta giusta perché, almeno, ha impedito a quel frutto umano di andare a male.

Parole chiare, dirette, spesso spedite accapo e lasciate lì, sole, a impedire lo sbattimento con altre parole. Poesie a volte cortissime che quasi non lasciano il tempo di pensare, di immaginare il riferimento passato o presente. Una poesia che richiama, in certi tratti, l’ungarettiana memoria seppur dotata di scenografia diversa dalla battaglia militaresca.

L’èt(t)era
Tanta cura nel piegarla
fa pensare a una carezza.
Mi gioco per parole
l’ultima carta.

Quando il libriccino sta per concludere il suo passaggio ecco che arriva la “sentenza” dell’autore. Una serie di versetti lanciati come fossero un giudizio terrestre:

Pompotta (1 di uno)
In fondo
sei
un mariuolo col seno.
E ancora …

Bleah
Vite di maniera.
Tendenzialmente,
a scrocco.

In quanto agonista dello humor letterario, apprezzo e condivido la scelta poetica dell’autore.  Sono certo che ogni lettore, corretto, saprà raccogliere ogni spazio bianco tra una sezione e l’altra. Sono certo che ogni lettore, attento, saprà mantenere intatto il rapporto con la copertina. “Errata coccige” – il titolo, ironico, non a caso – merita di essere visto, preso e condotto al successo.

Nel mio piccolo senso del gusto – talvolta disgusto, discusso – letterario, credo di non dover aggiungere ulteriori parole più di quanto non abbia già fatto Giuseppe Crimi nella postfazione al volumetto. “Viviani va alla ricerca della gentilezza, è portato per naturale inclinazione ad accarezzare […] gli errori, suoi e degli altri”.

Chi non commette errori? Ce ne saranno, di errori. E allora vi invito alla ricerca. Il mio – piccolo -piacere/dovere si conclude qua. Nulla di più. Nulla di meno. Ironicamente, gentilmente, scrivendo.

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