Contro-la-letteratura*già pubblicato su Readers’ Bench

Già, chi ha ucciso la letteratura? Eliminiamo fin da subito gli incastri musicali memori di un Uomo Ragno ucciso da “non si sa!” secondo Max Pezzali, concentrando l’attenzione sulla letteratura. Per il poeta Davide Rondoni, la letteratura è stata uccisa dalla letteratura.

No, né io né Rondoni siamo affetti da schizofrenia comica. La letteratura è stata uccisa dalla letteratura per come questa viene riproposta. La letteratura si insegna nelle scuole. E ad insegnare nelle scuole sono i professori. Dunque, gli assassini della letteratura sono i professori, ossia coloro che dovrebbero far apprezzare ai ragazzi l’arte letteraria.

Nel saggio “Contro la letteratura” (Il Saggiatore) il poeta romagnolo ci parla di quegli uomini e quelle donne che “siedono dietro cattedre marroni” con “sguardi opachi e affilati occhi da killer”. Di fronte a tale visione degna di una regia di Quentin Tarantino il pensiero comune inaridisce lasciando per strada troppi ettari di campi non coltivati.

Dall’incontro tra i giovani studenti e i professori non nascerà l’amore, chiaro. Ma un minimo di interesse verso la cultura dovrebbe pur liberarsi nell’aria per innamorarsi, poi, col sapere. Non c’è passione, non c’è sentimento e tutto viene ridotto all’imitazione del pappagallo prima o dopo la ricreazione incrementando una strage quotidiana. Davanti a questa triste verità Rondoni il Poeta avrebbe una soluzione: “Facoltativo. Lo vorrei così l’insegnamento della letteratura nella scuola. Per far saltare, con la leggerezza di un gesto di danza o in un colpo d’ali di farfalla, il sistema che sta uccidendo la letteratura tra i nostri ragazzi.”

Certo, si tratta di una provocazione che difficilmente vedrà la luce accendersi. Ma in questi tempi oscuri in cui l’istruzione vede divincolarsi ogni speranza di un futuro stabile e la vista degli scolari è sempre più miope, (non per il vecchio detto della nonna: “… diventi cieco!”) tutti avremmo bisogno di un segnale forte, prepotente di cambiamento. E allora perché non partire da zero? Perché non insegnare la storia, la poesia, la letteratura come fosse la religione del nostro tempo?

Il rischio che ci rincorre è la messa in croce per blasfemia dialettica. Eppure, secondo Rondoni anche Dante e Leopardi avrebbero condiviso l’idea di un nuovo movimento visto l’annoiare ripetersi di loro stessi tra date e contesti storici che tanto somigliano a una “monocorde vuvuzela”.

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