buk

*già pubblicata su Aphorism.it

Henry Chinaski, Hank o semplicemente Charles Bukowski lo scrittore. Il “Vecchio sporcaccione” nato nel 1920 ad Andernach in Germania ed emigrato negli Stati Uniti per tutta una vita, in “L’amore è un cane che viene dall’inferno” racconta ancora una volta gli abitanti dell’America attenta con toni poetici – narrativi, simboli lineari dello scrittore. Il titolo è già ironico di per sé, come tutta l’enciclopedia letteraria di Bukowski. Ubriaconi, falliti, giocatori d’azzardo e perdenti di ogni livello sono i protagonisti. E non manca, pure, il solito Chinaski che predica consigli agli scrittori per puntare a fare sempre meglio:

ti devi fottere un gran numero di donne / belle donne / e scrivere qualche decente poesia d’amore / e non preoccuparti per gli anni / e/o per i nuovi talenti / bevi solo più birra

Cinico, categorico, diretto senza mezze misure, questo è Charles Bukowski. Uno che pare andare di moda tra i giovani del ventunesimo secolo più per il personaggio che è stato che per quello che ha scritto. Bukowski l’ironico, Bukowski il vagabondo, Bukowski l’emarginato che narra poeticamente la sua vita. E lo fa lasciando i versi incollati alle pagine senza che questi possano avere facoltà di allontanamento. Le parole restano lì, immobili. Eppure fanno male, colpiscono con forza come farebbe un pugile per mettere l’avversario al tappeto. Gli avversari, in questo caso, siamo noi lettori che ci interroghiamo spesso – troppo spesso – sul senso linguistico della parola poetica. E il confine, in questo senso, è quello della narrazione “punita” con degli accapo. Ma non è tutto, perché Bukowski riesce ad immedesimarsi perfettamente in quel clandestino che è senza regalare sentimenti al primo passante sotto l’arco. Poesie lunghe tre, quattro o cinque pagine che potrebbero essere la base per un racconto, come nella poesia “Me” incollata a pagina 29:

le donne non sanno come amare / mi disse / tu sai come amare / ma le donne vogliono solo / attaccarsi come sanguisughe / lo so perché sono / una donna

“L’amore è un cane che viene dall’inferno” è, ancora una volta, una raccolta di poesie che restituisce al lettore la genialità di Bukowski. Una genialità che va compresa, studiata, tradotta. Una genialità che è pura osservazione umana, materia dell’individuo di ogni tempo.

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