bluess

*già pubblicata su aphorism.it

Era una notte fonda degli anni Ottanta. Un padre operaio disoccupato, accanito dal presentimento, usciva di casa per andare in una sala giochi di periferia dove si trovava il figlio. Un uomo, un killer aveva la stessa idea nella stessa notte fonda degli anni Ottanta. Doveva regolare i conti con alcuni spacciatori di droga. Cominciava a sparare all’impazzata all’interno e all’esterno del luogo. Il padre non ci pensava un attimo e con il corpo faceva scudo al figlio. Moriva.

Stefano Benni racconta in versi questo tragico fatto di cronaca. Otto personaggi e luoghi divisi da due atti: L’indovino cieco, Il Padre, La Madre, Il Figlio, Lisa, La Città (Salagiochi – Le stagioni), Il Killer, Teschio. Otto personaggi presenti nella mente di Benni. Personaggi reali e immaginari raccolti in questo libretto di 59 pagine. Lisa, nel primo atto, si presenta così:

Io cammino a occhi chiusi / sognando la riva del mare / ciò che dicono le persone non sento / se del io corpo parlano / o del destino futuro.

“Blues in sedici” è una ballata vera e propria. All’origine viene scritta per essere letta in pubblico con accompagnamento musicale. Conosce diverse versioni teatrali. Canta il dolore, la rabbia, la disperazione e la speranza del reale. Vissuto.

Ero felice, ma ne dubitavo / quelle pagine erano il mio libro. / Poiché io sono stato / più di quanto sono, e sarò.

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