quattro etti“Quanto pesa quello che siamo? E quello che abbiamo?”

È una lista di sogni, questo romanzo. La lista, appunto, è quella della spesa che finisce nel carrello affittato al supermercato. Due donne, Erica e Tea, spiano il contenuto del mezzo che per natura della logica arriva alla cassa. Non si parlano, non si conoscono. Ma si ammirano. Una è famosa, l’altra no. Una è la protagonista della serie tivvù “Testa e Cuore”, l’altra sembra essere l’appassionata casalinga che non perde una puntata della recita televisiva. Tutto sembrerebbe raccolto in questo crogiuolo di sentimenti. Ma c’è altro. Il romanzo racconta la vita che già di per sé è un sogno. Il sogno, appunto, di Erica che conosce Tea per la sola visione fascinosa. La battezza come “signora Cunnigham”. È un punto di riferimento. Chiara Gamberale è nata a Roma nel 1977. “Le luci nelle case degli altri” è il suo romanzo di rilievo.  Scrive “quattro etti d’amore, grazie”, uscito nel duemilatredici, caricando le pagine con chili d’emozione. I personaggi prendono vita e, seppur ragionevolmente ricchi di passione come si conviene al romanzo, trasmettono il fascino della vita comune. Non è un caso se il centro della vicenda, quello che dà il massimo spunto di riflessione, si specchia al supermercato che è traduzione alimento della sopravvivenza. Una lista di sogni appassionati sugli scaffali. Interverranno altri personaggi: i mariti, i figli, la madre, l’Isolachenonc’è, Wendy e PeterPan. L’amore. Duecento-trentadue pagine che scorrono come un fiume calmo. Duecento-trentadue pagine scritte con cura dei particolari: grammatica, sintassi, colla appiccicata al petto che non si stacca fino alla fine. “Testa e Cuore”, appunto.

“Ora capisco perché da quasi un mese al supermercato non la vedevo più, e perché oggi ha fatto quella spesa, a modo suo ricercata, proprio lei che va sempre di fretta, inseguita da tutto il suo da fare. Certo, la Fidelibus e il marito vorranno passare una serata romantica, vorranno mangiare una zuppa come si deve, se pure pre cotta, bere un buon bicchiere di Cabernet e convincersi che, finché c’è la salute e c’è l’amore, c’è tutto”.

 

 

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