Copertina_stringimiSi fa presto a cantare che il tempo sistema le cose. Si fa presto a dire “tu sei bello, tu sei magro”. Si fa un po’ meno presto a parlare d’amore. Un amico poeta durante la presentazione della sua prima raccolta in versi dice che “L’amore bisognerebbe raccontarlo a ottant’anni”. Mica oggi che di anni ne hai venti, venticinque, quaranta.

No, non è vero. O lo è in parte. Perché l’amore è già nostro dalla pancia, quella della madre nostra che c’ha fatto nascere. È quello il primo amore che ricordiamo quando sviluppiamo il processo della memoria. È quello il primo amore che possiamo raccontare. Anche se per movimento scientifico naturale e psicologico in quel momento non siamo in possesso delle carte delle emozioni, delle sensazioni.

Claudio Volpe nel suo “Stringimi prima che arrivi la notte” offre un processo d’amore già visto. In fondo, dico, dov’è che l’amore non s’è già visto? Già visto, sì, ma mai banale. Per lunghi tratti intelligente. Chi sono i protagonisti della storia? Tutti. Dice: “Tutti chi? Anche io posso esserlo”. E lo sei, dico, protagonista della storia. Perché Raimondo, Delia, Annuska, Alice puoi essere anche tu.

Procediamo per piccoli gradi: Raimondo e Delia sono sposati. Lei è un medico chirurgo che opera cuori. Fermati un momento: opera cuori. I cuori malandati, bucati, sofferenti. Cuori che sputano sangue come vogliono senza seguire la tecnica per cui vivono, pulsano. Delia li opera, li rimette a nuovo. Restituisce la vita. Ma non solo quella dei malati da sala operatoria. Ma pure la vita di Giovannona, l’anziana senzatetto con cui stringe una reale amicizia composta da affetto e solitudine. La vita di Delia non è come quella che avrebbe voluto avere sposando Raimondo. Ci sono problemi, difficoltà familiari, figli che non arrivano per difetto corporale. E allora Raimondo fugge dalla disperazione. Incontra Annuska, se ne innamora. I due vivranno una storia più o meno clandestina fatta di amore, sesso, scontri e fotografie a metà.

Poi arriva Alice (a dire il vero c’è già dalla prima pagina del libro). Arriva in punta di piedi un po’ aggregata un po’ condotta dalla volontà di qualcuno che, ci creda o no, sceglie per noi tutti. Arriva, Alice. Arriva con la prepotenza dell’età adolescenziale. Si sente male, si riduce a ossa. Non mangia e se lo fa vomita nascosta, visibile solo dal buco della serratura. Si ammala, diventa anoressica. Terribile. Terribile la vita, terribile la malattia che ti fa vedere chi non c’è che ti fa odiare, amare,  odiare, amare. Che ti spinge a dialogare con Ana, dea della magrezza per tutte. Nessuno si accorge di Alice, secondo Alice. Ma Raimondo c’è, la vede. Raimondo comunica a Delia le sue paure, le sue difficoltà. Comunica la sua richiesta d’aiuto. Ma Delia non c’è perché fa tappa quotidiana in Afghanistan dove pure lì ha l’obiettivo di salvare vite, di chiudere i buchi del cuore.

Volpe racconta l’amore nelle sue diverse attività. Racconta la vita, la speranza, la fede. Racconta ciò che vede, che sa, che sente a vent’anni. Racconta pure con la poesia che compare, scompare e riappare per morire in indefiniti pezzi di carta.

 

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