spezialIn Italia è già successo. Lo dico come una  sentenza, manco tanto esclusiva, di un gruppo di fatti sempre uguali. Le azioni sono le stesse: faziosi si incontrano all’esterno dello stadio per gonfiarsi di botte. Dicono che tutto nasca da una scaramuccia; dicono il falso. Perché se non hai intenzione di tirare la cresta all’avversario allo stadio ci vai con la sciarpa, con la bottiglia d’acqua senza tappo, con dodici monete da due euro; non con una pistola. Poi, dicevo, le azioni: fuori dalle mura pallonare succede di tutto (ci scappa il morto – in Italia è già successo). La partita non si gioca? La partita non è partita? Lo sport non è sport? Andiamo tutti al ristorantino vicino per un saltimbocca? Macché: si gioca con un tempo di ritardo. E il calciatore del Napoli Hamsik, mandato in avanscoperta per trattare la resa, si trova sotto la curva in un faccia a faccia con un Rambo consumato. È il capoccia della contea tifosa napoletana (figlio di un boss, conosce la parte a memoria): lo chiamano Genny ‘a carogna’. Tatuaggi come braccia, atteggiamento da bamboccio della fiducia (“Garantisc’, garantisc’ che nun ce stann’ prublem: amm’ giuca’!’) e una maglia nera con scritto a caratteri semplici, in stampatello e giallo, “SPEZIALE LIBERO”. Antonino Speziale, l’imputato principale negli scontri di Catania costati la vita dell’ispettore capo della polizia Filippo Raciti. In tribuna c’è il presidente Matteo Renzi. Fa la boccuccia da un lato. Non è convinto. Poi la partita si è giocata e la Fiorentina ha perso.

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