Pola_Donna_Cenerentola*già pubblicato su aphorism.it

Andando tra le storie degli scaffali della memoria ci sta che tu recuperi quella di Cenerentola. Perché è un passaggio, dovuto o voluto, a cui abbiamo assistito tutti. Quello della cameriera dalla scarpa d’argento è un sogno. Un sogno che la sua vita cambi, un sogno pieno di luce. Con la vittoria nel pugno. Almeno è ciò che lei – e noi – ci auguriamo di avere. È bene partire da qui, dal titolo che è evocativo: “Cenerentola non vince mai”. Che vuole essere un messaggio, una sentenza ma anche un percorso diviso in tre atti: domani – ieri – oggi.

Niente di più costruttivo, si direbbe. Se non altro per ciò che riguarda lo spazio temporale. Donna Pola non mente con la sua poesia. È diretta, concreta: “Ci sarà il sole domani / Lo dicono i volti sereni / di chi ha la vita e non se ne accorge”. Il tema della luce, che sia di raggio o artificiale, è vivo: “Luci alogene / illuminano il vino” e tutto ciò che può rivivere sotto la spazzolata della vita. Una vita, in questa raccolta, che appare, scompare, riappare per scomparire di nuovo. O va solo a riposare: “Noi dormiamo sonni pesanti / a poco a poco dimentichiamo quei momenti / nei nostri letti freschi e puliti”.  E ancora i versi di “Saluto all’alba” dove la luce è quella della notte come riflessione: “Ciao / a te che torni a casa stamattina / a te che sento passare lento per la strada / I galli cantano la fuga della notte ormai vicina / e se gli altri dicono / che se non ci sono persone sono sola / io non ci credo”.
 
C’è, poi, una freccia – ma potrebbero essere dieci o cento – scagliata all’uomo: “L’umano è stupido / debole e vanitoso / innamorato ma disilluso”, come a dire che, sì, è vero: l’uomo è tutto questo da sempre. Nella sua maledizione, si vede chiaramente l’ammorbidirsi della luce che diventa buio. Come nel “Dialogo con me stessa” dove il poeta ricorda ancora gli aspetti del sole, anche quelli dolorosi: “Perché piangi nel buio? / Davvero un senso non c’è (…) Non vuoi uscire al sole? / Quale sole? (…) Sai cosa succede se gli dico addio / Non è quello che vuoi? (…) Non voglio, non posso / Bruciati gli occhi, allora. Anche col pensiero”.

Se il poeta guarda davvero il sole, così come palla di luce, sa cosa succede; rischia di bruciarsi gli occhi. Ma quel sole non sempre si presenta come somma di fuoco. A volte è il processo che appare rivolto a carta e penna, “Guardandoti”: “Ho voglia di scrivere / ho voglia di sognare / ho voglia di guardare nei tuoi errori / il mio mondo perfetto”. Dove sta questo mondo perfetto? Forse sulla bocca di qualcuno o in movimenti umano-istintivi che, spesso, non abbiamo preparato: “Come rigiri la catenina tra le labbra / e ridi sereno in una sera d’estate (…) Quelle piccole cose che forse non noti / e quando le fai non sai di farle”. Insomma, il sogno poetico di Donna Pola è lo stesso di Cenerentola: certamente vivo, certamente vero. 

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