ammanitiLa penna formosa di Niccolò Ammaniti non fallisce il colpo neanche in questo “Che la festa cominci”. Che è un carico pieno di ironia, thriller, suspense, autobiografia immaginaria e interesse storico-collettivo. Un romanzo ironico perché, davvero, fa ridere. Ma nel senso buono della componente civile che sforna personaggi dall’alto interesse antropologico. Come Sasà Chiatti, un improbabile imprenditore campano che decide di trasformare Villa Borghese in un zoo a cielo aperto. Ma anche nella sede della festa per la quale unici invitati sono i caratteristici vip.

È un romanzo che sta dalla parte del thriller, poi. Perché è il protagonista della vicenda a volerlo così. Un tale Fabrizio Ciba che di professione fa lo scrittore. Non uno scrittore qualsiasi: uno da milioni di copie. Reso famoso non solo per la pubblicazione romanzata; anche per essere un’autentica tigre da tivvù. Una proiezione che fa tanto piacere al Ciba sciupafemmine e al Ciba egocentrico. Talmente egocentrico da trovarsi spesso in situazioni non facili da gestire, come quando prova a corrompere sessualmente una sexy traduttrice. E in parte ci riesce ottenendo qualche minuto di godimento manuale scomodamente seduto su un muretto protetto di erba.

Insomma la festa. Che comincia in stile rock’n roll: musica, buffet infiniti, droga, calciatori, politici, veline. C’è tutto, per loro. E c’è pure Ciba lo scrittore. Con lui, ma lontano da lui, la nota cantante Larita: un pezzo di donna convertita al mondo vegetariano. Non prima di aver assaggiato il lusso scontroso che è impuro della vita. Dunque la festa comincia. Ed è un programma: dal buffet di benvenuto alle 12.30 alla fine prevista alle 7 del giorno dopo. In mezzo l’organizzazione del gruppo caccia, l’amatriciana di mezzanotte e il concertone di Larita. Ogni cosa è cotta a puntino. Anche l’agguato che un’improbabile setta satanica di Oriolo Romano, ingaggiata dal parentato per servire ai tavoli, prepara proprio nei confronti della cantante. Un agguato che servirebbe per rendere unico e immortale il suicidio che la setta, in gruppo, comporrebbe dopo aver assassinato l’artista.

Ma c’è qualcosa che non va esattamente come previsto. E lo scrittore Ciba resta sciupa femmine, sì, promuovendo il contatto con Larita. Ma diventa un Indiana Jones di Trastevere quando si trova a salvarsi la pelle tra leoni ed elefanti stanchi. La storia va avanti così. Con l’abilità di Ammaniti di alternare le scene che alimentano la curiosità del lettore. Una storia che è dentro la storia: quella di uno degli spazi più belli e degradati di Roma, di alcuni atleti russi fuggiti dall’Olimpiade perché schifati dal comunismo, del denaro che non salva la vita.  

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