1706092_0È un viaggio per certi versi incredibile quello che fa Antonio Conte. Conte il piccolo, prima, grande poi. Quando il tutto della sua vita è il bellissimo quadro già dipinto. Come se lo aspettava. Proprio come voleva. La storia biografica che viene raccontata in questo libro è prima dell’uomo. Solo successivamente dello sportivo. Il prima, quella dell’uomo, è un pacchetto confezionato di emozioni, momenti, attimi a giocare col pallone sulle stradine dei quartieri di Lecce.

Per Conte il bambino arriva la chiamata che non t’aspetti: è la squadra di calcio del Lecce che, sotto gli occhi dello scopritore di talenti Pantaleo Corvino, vede in quel ragazzino di quartiere un possibile campione. E accade proprio questo: il ragazzino va a giocare nella squadra professionistica della sua città. Da qui in dopo è un racconto fantastico.

Fantastico perché la favola di Conte è un po’ quella di tutti i bambini che tirano calci al pallone. E anche un po’ la fantasia del predestinato, la fantasia che è in quelli segnalati già a qualche anno dopo la nascita. C’è la Juventina, infatti, nei programmi di destino di Conte. La Juventina che è la squadretta di terra e ghiaia in cui il futuro campione comincia a misurarsi in termini agonistici. La società è gestita da Cosimino, il tutto fare del calcetto di provincia che è soprattutto il padre di Antonio.

Con i primi anni a spaccarsi le scarpette e la chiamate giallorossa, al predestinato tocca aprire la porta della Juventus. Bussa Gianpiero Boniperti, si racconta, un uomo vero dal sorriso sincero. I piemontesi bianconeri vanno a prendere Conte dalla serie B. Se lo portano a Torino, gli fanno vedere i trofei, le vittorie, lo stadio, la nebbia della città. L’Avvocato. Già, perché nella parabola calcistica di Conte c’entra eccome l’Avvocato, tal dei tali Gianni Agnelli. Uno che, narra il centrocampista da pochi gol, faceva squillare il telefono alle sei del mattino solo per chiedere “come stai?”. Iniziano così tredici anni di Juventus. Tredici anni di lacrime, per gioia e tristezza. In mezzo c’è una piccola automobile di un grande amore, i viaggi, i mondiali, le vacanze strappate. E poi i fatti recenti, quelli che portano “il nostro capitano” (così come cantato dai tifosi bianconeri) a diventare da allenatore incompreso a allenatore vincente.

Una storia, questa, che va sullo scivolo della lettura. Da conoscere in una notte, come non sempre accade.

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