piccolo_francesco_-_la_separazione_del_maschioChe ci sia poca gloria nello stare soli è cosa certa. Soprattutto quando ci si è appena separati. Soprattutto ancora se il separato è il maschio. Parte proprio con questa analisi romanzata “La separazione del maschio”, libro del vincitore del Premio Strega 2014 Francesco Piccolo.

Ciò che si legge è la storia di un quarantenne solo ma mai pienamente tale. È uno strano concetto da esprimere. Ma se l’illogica conduzione di vita è tradotta in un matrimonio fallito nel tempo ecco che le cose vengono rese un poco più semplici. Meglio se il maschio ha sì definito la chiusura, ma intanto intrattiene relazioni con altre donne: tre nello specifico. Tutte con una caratteristica sessuale che attrae (e non poco) il protagonista. Lui, il protagonista, tra l’altro è uno che alla scopata (proprio come da testo) non sa rinunciare. E neanche prova a trovare piacere in altro, almeno per un po’ di tempo. Fino a quando non riscopre la quotidianità amorosa e spontanea che dà una figlia, Beatrice.

I bambini sono svegli, attivi, coscienziosi quasi più degli adulti. E Piccolo narra una storia ricca di azioni ma anche di psicologia terrena. Niente può essere dettato come un racconto casuale. Perché di casuale, va detto, c’è ben poco. Nemmeno le relazioni, descritte con cura minuziosa dei particolari, nascono da incontri sui marciapiedi: ci sono grandi ex o colleghe di lavoro.

L’uomo di questa storia sa di essere affetto da “l’immaginario erotico del maschio meridionale” che raggiunge “il punto più basso della scala evolutiva della contemporaneità”. Aggiunge “probabilmente”. Perché la presunta malattia non è che un difetto comune, cioè dell’istinto. Lo abbiamo chiamato difetto. Ma a noi ci pare qualcosa di naturale quella fantasia erotica che, a dirla tutta, non è esclusiva maschile. Come quando sosteniamo che donne e uomini sono uguali, se non per quella pecca golosa che riporta allo scenario primordiale di Adamo ed Eva.

In quarta di copertina si legge: “Ascoltando il suo racconto ci troviamo a ridere, sorridere e pensare, e mentre inorridiamo delle sue malefatte siamo costretti a riconoscere quanta verità ci sia nelle sue parole”. È vero, la verità. Che volevamo evidenziare per la semplicità della vita. Fatta pure, sappiamo, di sesso. Non proprio come ossessione, non dovrebbe. Ma è bello conoscere l’esistenza di qualcuno che corre sulla linea delle proprie idee senza mischiarsi in una massa di perfettini. Seppur inciampando, il protagonista di questa storia è un separato, maschio, con la capacità di sbagliare ma anche correggere. Cosa inusuale.

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