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Potremmo chiamarli Stanlio e Olio, non cambierebbe niente. Ma a loro, a dire il vero, Alessandro Baricco ha assegnato nomi di origine statunitense: Tom Smith e Jerry Wesson. Tom e Jerry, come il gatto e il topo dei cartoni animati. E a vedere bene il comportamento dei due è identico a quello degli animaletti disegnati sullo schermo televisivo. Insomma, i due proprio non si prendono.

Così all’inizio, almeno. Perché vuoi o non vuoi, convivenza per convivenza, episodio per episodio i protagonisti diventeranno pure amici. Qualcosa di incalcolabile leggendo le prime parti del testo. Dunque, prima di arrivare a ciò che succede poco prima del mezzo, che è fondamentale per conoscere i tratti della storia, è bene parlare proprio del testo. Che non è un romanzo, tantomeno un saggio; è un progetto teatrale. Ho detto progetto, ma avrei dovuto dire sceneggiatura. Bella e pronta per il palcoscenico. A parte le poche righe che Baricco utilizza per far raccontare le cose a uno dei personaggi, nel resto si accelera con una monoposto di dialoghi che temporizzano la lettura del libro in mezz’ora.

Ora l’episodio che cambia i connotati, nel mezzo, quando Rachel raggiunge i soggetti strampalati in una casa posizionata a ridosso delle cascate del Niagara. Rachel è una giornalista e come tutti i giornalisti ha il dovere di informare. Narrando, se possibile. Il compito è proibitivo, perché la giovanissima – sta dalla parte dei ventenni – ha l’obbligo di trasferire al giornale per cui lavora una notiziona se vuole continuare a operare in questo mestiere. Ecco perché raggiunge Tom e Gerry. Loro sono tipi strani, gli unici che possono aiutarla a portare a termine il test che le è stato assegnato. L’idea però, quella di usare le cascate e l’eccezionale creatività degli uomini, è la sua. Da qui si costruisce l’azione narrativa che, comunque, resta oggetto teatrale. Rachel è disposta a tutto pur di superare l’ostacolo. Anche a morire, se necessario.

“Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita”, è la frase che Baricco concede al lettore, anche in quarta di copertina, e che fa da rappresentanza alla trama. Una trama attenta, avvincente e precisa con le parole. Che permette a colui che legge di scegliere da che parte stare, quale personaggio essere nella scena.

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