cop*già pubblicata su aphorism.it

Pare che i libri di carattere e colore giallo raccolgano al proprio interno personaggi con descrittive ancor più nitide rispetto ai segmenti rilevati in altre trasposizioni di scrittura. Abbiamo detto che sembra così. Ma dobbiamo correggerci, alla presunta terza riga, dicendo che è proprio così. E il motivo crediamo sia raccontato dalla storia, dalle storie che prevedono casi di omicidio – talvolta seriali – con annessa l’operazione minuziosa di assemblaggio dei pezzi che portano al risultato. Un’introduzione, questa, utile a dichiarare il fatto: Nero Vanessa è un bel libro.

L’autrice è Maria Rosaria Perilli, una che, leggiamo in quarta di copertina, si dichiara “appassionata giallista, scrittrice e poetessa con cento sfumature di tutti i colori”. Alla fine pare che si faccia il verso al noto Cinquanta sfumature di grigio. Ma è solo una questione diretta per dire che la Perilli è un’attenta scrutatrice delle colorazioni del tondo, ossia del mondo. Entrando in scivolata e a piedi uniti nella storia, ci si accorge che la narrazione gialla è autentica: ci sono, come detto, gli omicidi, c’è una curiosa indagatrice, c’è un aiutante professore in pensione e, non di meno, una serie di parentesi orientate in corsivo che si traducono nella tecnica vincente di plagio al lettore. Che, traduciamo ancora, lo incollano alla lettura facendo riposare la parabola con l’apertura di finestre immaginarie su cui è possibile affacciarsi per scoprire nuove ambientazioni. Una scelta stilistica dell’autrice che si identifica bene con la linea tracciata dalla storia. La storia, appunto, è di quelle che aiutano l’attenzione a prodursi come lettura piacevole, anche se forse non troppo originale. Allora dobbiamo per forza parlare di un difetto che, al momento dell’apparizione, c’ha fatto esclamare “te pareva!”. Questo difetto è il personaggio che oseremo dire principale, cioè colei che indaga sulla morte. Un personaggio che si presenta con un nome, Laura, che condivide il sogno della pubblicazione di un libro. Qualcosa di, in modalità oggettiva, già visto. Dunque, dicevamo, sta a vedere che la Laura è la Maria, che la Maria è la Laura. Immaginiamo per cui una sorta di autobiografia, o comunque una vita vera con fatture di giallo. Da qui si arriva al professore in pensione, il professor Fabbri, vecchio docente di psicologia criminale e aiutante perfetto per previste conoscenze nell’ambito accademico-letterario e risoluzione di omicidi.

Il resto non può essere raccontato qui, in termini di recensione. Va detto però che l’autrice si dimostra attenta a ogni particolare descrittivo dell’ambiente, delle azioni, della psicologia e pure del rispetto del colore del genere narrativo. Elementi che dovrebbero avvicinare alla lettura di Nero Vanessa.

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